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Liste d’attesa 2026: il nuovo Piano nazionale e cosa fare per avere visite ed esami nei tempi

In breve: Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 rende esigibile il diritto ai tempi massimi e introduce le liste di tutela con obbligo di richiamata, ma esclude il rimborso a posteriori delle visite private. Cosa cambia, entro quando il CUP deve richiamarti e come scrivere all’ASL prima di pagare il privato.

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Aggiornamento Ottobre 2026.

Questa guida, pubblicata nel maggio 2024, è stata riscritta dopo l’entrata in vigore del nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 (decreto del Ministro della Salute del 26 giugno 2026, Gazzetta Ufficiale n. 195 del 24 agosto 2026). Il Piano 2019-2021 non è più in vigore. Qui trovi cosa è cambiato, cosa resta uguale e, soprattutto, cosa fare da oggi per non perdere i tuoi diritti.

In sintesi

  • I tempi massimi non cambiano: 72 ore (U), 10 giorni (B), 30 giorni per le visite e 60 per gli esami (D), 120 giorni (P).
  • Se il CUP non trova posto nei tempi, è l’ASL a doverti trovare una soluzione, non tu. Il Piano dice che questo diritto è «esigibile».
  • Il CUP deve iscriverti in una lista di tutela e richiamarti entro termini precisi: 5 giorni per la classe B, 10 per le visite D, 15 per gli esami D.
  • Attenzione: il Piano esclude il rimborso delle visite private fatte senza aver prima chiesto la prestazione all’ASL. Prima di pagare il privato bisogna scrivere.
  • Le Regioni hanno 120 giorni, cioè fino a fine dicembre 2026, per scrivere le proprie regole. Chi si muove adesso lo fa con le regole di oggi.

Una situazione che conosci

Un uomo di 58 anni ha un dolore al petto da qualche settimana. Il medico di famiglia gli prescrive un’ecografia cardiaca con classe B: da fare entro 10 giorni. Al CUP gli rispondono che il primo posto è tra quattro mesi. Lui ha paura, prenota in un centro privato, paga 180 euro e poi chiede il rimborso all’ASL.

Fino a ieri quella domanda aveva buone probabilità di essere accolta, soprattutto davanti a un giudice. Da quest’estate, le cose si sono complicate. Il nuovo Piano nazionale dice espressamente che il rimborso «a posteriori» va escluso. Non perché il diritto sia sparito, ma perché quella persona non ha fatto il passaggio che oggi è diventato decisivo: chiedere prima, per iscritto, all’ASL.

Questa guida serve a spiegarti quel passaggio e tutto quello che viene dopo.

Il problema, in parole semplici

Il servizio sanitario nazionale ti deve una visita o un esame entro un tempo preciso, scritto sulla ricetta con una lettera: U, B, D o P. Se non ci riesce, non può lasciarti in attesa a tempo indeterminato e non può dirti «richiami il mese prossimo».

Il nuovo Piano lo dice in modo chiaro: per il cittadino «è esigibile il diritto di avere la prestazione nei tempi massimi», e l’azienda sanitaria «è tenuta a garantire tale diritto […] senza che la ricerca di soluzioni alternative debba ricadere sul cittadino».

Tradotto: se il pubblico non ha posto, l’ASL deve trovarlo altrove, in un’altra struttura pubblica, in una privata accreditata o in intramoenia. Ma devi metterla nella condizione di farlo, e devi poterlo dimostrare.

Cosa cambia con il Piano 2026-2028 rispetto al passato

Piano 2019-2021Piano 2026-2028
Tempi massimi (U, B, D, P)72 ore, 10, 30/60, 120 giorniInvariati
Se non c’è posto«Percorsi di tutela» decisi dalle Regioni, spesso solo sulla cartaDiritto esigibile: l’ASL deve attivarsi d’ufficio
Lista d’attesa «parcheggio»Non regolataLista di tutela con obbligo di richiamarti entro 5, 10, 15 o 20 giorni
Agende chiuseVietate (legge 266/2005)Vietate «senza alcuna eccezione», controlli AGENAS
CUPSpesso separato per pubblico, privato e intramoeniaCUP unico per tutta l’offerta
Rimborso del privato pagato da teNon disciplinato dal PianoEscluso se non hai chiesto prima all’ASL
Intramoenia pagando solo il ticketPrevista dalla legge (d.lgs. 124/1998)Il Piano la colloca «in ultima istanza»: va chiesta per iscritto
Visita o esame non disdettiRegole diverse da Regione a RegionePaghi il ticket anche se sei esente

Le liste di tutela: entro quando ti devono richiamare

È la novità più concreta. Se il CUP non trova una data compatibile con la tua classe di priorità, deve registrare subito la tua richiesta in una «pre-lista» (o lista di tutela) e richiamarti con un appuntamento entro questi termini:

Classe sulla ricettaTempo massimo della prestazioneEntro quando il CUP deve richiamarti
U – Urgente72 oreNessuna lista: va garantita subito
B – Breve10 giorni5 giorni
D – Differibile (visita)30 giorni10 giorni
D – Differibile (esame)60 giorni15 giorni
P – Programmata120 giorni20 giorni (in un passaggio il Piano dice 30: noi chiediamo il termine più breve)

Ci sono tre cose da sapere.

  • Il tempo di attesa si conta dalla data della tua prima chiamata al CUP, non da quando ti richiamano.
  • Il Piano vieta «tassativamente» di introdurre deroghe a questi termini.
  • Quando entri nella lista di tutela, la ricetta viene «bloccata»: non puoi più usarla per prenotare altrove nel servizio pubblico. Da quel momento la responsabilità è tutta dell’ASL.

Per questo ti serve il codice di iscrizione alla lista di tutela. Chiedilo sempre e scrivilo.

La novità che nessuno ti dice: niente rimborso se non hai chiesto prima

Leggiamo il testo del Piano, perché è importante: «è da escludersi tassativamente il rimborso a posteriori (ossia a prestazione già eseguita) o di prestazioni prenotate autonomamente dal cittadino su agende di libera professione, […] in quanto non è possibile per l’azienda effettuare ex post le opportune verifiche circa l’effettiva indisponibilità».

Cosa significa, in pratica? Che l’ASL, davanti a una richiesta di rimborso di una visita privata, risponderà: «non avevamo modo di verificare che davvero non ci fosse posto».

La risposta a questa obiezione esiste, ma va costruita prima. Se hai chiesto la prestazione per iscritto, se hai il codice della lista di tutela, se l’ASL non ti ha richiamato nei termini o non ti ha dato una data utile, allora la verifica c’era eccome: era nei sistemi dell’ASL e nella tua corrispondenza. In quel caso non chiedi un «rimborso a posteriori»: chiedi di essere risarcito per un inadempimento dell’ASL, che è una cosa diversa.

È lo stesso principio applicato dal Tribunale di Genova nella sentenza n. 667/2024, che ha condannato l’ASL a pagare alla famiglia di un bambino le terapie private sostenute dopo 34 mesi di attesa. La cura necessaria è a carico del sistema pubblico. Se non lo fosse, a pagare sarebbe il paziente, e chi non può permetterselo rinuncerebbe a curarsi.

E l’intramoenia pagando solo il ticket? La legge che la prevede, l’art. 3, comma 13, del d.lgs. 124/1998, non è stata abrogata. Ma il nuovo Piano non la cita e mette la libera professione «in ultima istanza». Per questo va chiesta per iscritto, prima della visita, nella stessa istanza all’ASL. Se la chiedi dopo, rischi di sentirti rispondere di no.

Cosa fare, in concreto, Guida passo-passo

La maggior parte delle persone non sa che questi diritti non scattano da soli: vanno chiesti. Ecco l’ordine giusto.

  1. Controlla la ricetta prima di chiamare il CUP. Deve indicare la classe di priorità (U, B, D o P) e il quesito diagnostico, cioè il motivo per cui il medico chiede la visita. Una ricetta senza questi dati non è esigibile: torna dal medico e chiedi di completarla. Se sei un paziente cronico e la visita serve perché stai peggiorando, il medico deve indicarla come primo accesso, altrimenti esce dalla garanzia dei tempi.
  2. Chiama il CUP e annota tutto. Data, ora, nome dell’operatore, prima data proposta e struttura. Se la data è oltre il termine, rifiutala dicendo espressamente che è fuori dai tempi della classe di priorità, e chiedi di essere iscritto nella lista di tutela. Fatti dare il codice di iscrizione. Attenzione: se rifiuti una data che rientra nei tempi, o scegli tu un’altra struttura, perdi la garanzia.
  3. Lo stesso giorno, scrivi all’ASL via PEC. Destinatari: Direttore generale, Direttore sanitario e URP (Ufficio relazioni con il pubblico) della tua ASL. Chiedi l’attivazione del percorso di tutela entro la scadenza della tua classe, in alternativa l’intramoenia pagando solo il ticket, e la nomina del responsabile del procedimento. Trovi la procedura e i modelli nella nostra Guida alla Procedura PEC ASL. Se non hai una PEC usa la raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure il nostro servizio di invio PEC assistito.
  4. Aspetta la richiamata, ma tieni il conto dei giorni. Se il CUP non ti richiama entro il termine della tabella, o ti propone una data fuori tempo, invia una seconda PEC breve: un sollecito che fissa l’inadempimento.
  5. Solo a questo punto, se la salute non può aspettare, valuta il privato. Conserva fattura, referto, ricetta e tutta la corrispondenza con l’ASL. Poi chiedi il pagamento all’ASL e, se necessario, fatti assistere da un avvocato esperto per agire in giudizio.

Funziona? Come abbiamo raccontato a GENTE Salute, nella grande maggioranza dei casi in cui la PEC viene inviata correttamente, la prestazione arriva nei tempi previsti, senza bisogno di andare oltre.

Agende chiuse: il «richiami il mese prossimo» è vietato

Il nuovo Piano lo scrive senza margini: la chiusura delle agende di prenotazione è «inderogabilmente vietata presso tutte le strutture pubbliche e private accreditate, senza alcuna eccezione». Lo stabiliva già l’art. 1, comma 282, della legge 266/2005; il decreto-legge 73/2024 ha raddoppiato le sanzioni a carico dei responsabili.

Anche quando un macchinario è guasto o manca il medico, l’ASL può sospendere l’erogazione, ma non può smettere di prenotare: deve iscriverti nella lista di tutela. Se ti dicono che le agende sono chiuse, chiedi che te lo scrivano e segnalalo nella PEC. Ne abbiamo parlato nell’articolo su prenotazioni sospese e liste d’attesa bloccate.

Controlli, malati cronici e oncologici

  • Visite di controllo: lo specialista che ti ha visitato deve prescriverle e prenotarle direttamente, senza rimandarti dal medico di famiglia. Se lo fa, sta violando una regola precisa (art. 3 del decreto-legge 73/2024, ribadito dal Piano).
  • Malati cronici: se stai peggiorando, la nuova visita è un «primo accesso» e ha diritto alla classe di priorità.
  • Malati oncologici: le prestazioni oncologiche sono tra quelle che non possono mai essere rinviate, nemmeno in caso di emergenza. Gli interventi per tumore maligno sono sempre in classe A (ricovero entro 30 giorni). Approfondisci nella guida sui diritti dei malati oncologici.

Ricoveri e interventi programmati

Anche per gli interventi ci sono tempi massimi: A entro 30 giorni, B entro 60, C entro 180, D comunque entro 12 mesi.

Al momento dell’inserimento in lista hai diritto a ricevere un foglio scritto con la classe di priorità, il tempo massimo e i recapiti per informarti. Se l’ospedale non riesce a rispettare i tempi, deve proporti un’altra struttura di pari qualità nella tua zona.

Valuta bene prima di dire no: se rifiuti il trasferimento senza un motivo clinico, esci dalla garanzia. Se il motivo c’è, ad esempio la continuità con il chirurgo che ti segue, scrivilo.

Perché conviene muoversi adesso

Il decreto dà alle Regioni 120 giorni per adottare i propri piani: la scadenza cade intorno al 22-23 dicembre 2026. In quei piani verranno decisi gli «ambiti di garanzia», cioè quanto lontano da casa ti possono mandare per rispettare i tempi, e le procedure dei percorsi di tutela.

Il rischio concreto è che le regole regionali aggiungano moduli, passaggi e condizioni che rendono più difficile far valere i propri diritti, o che vengano usate per sostenere che l’intramoenia pagando solo il ticket non spetta più.

Oggi il quadro è chiaro e favorevole: il diritto è dichiarato esigibile, i termini delle liste di tutela sono fissati a livello nazionale e nessuna Regione può peggiorarli. Chi documenta adesso il ritardo, con le regole di oggi, è in una posizione più solida.

In Liguria è attivo dal 14 aprile 2025 un percorso di tutela regionale, gestito da un gruppo operativo che cerca d’ufficio l’appuntamento. Anche qui, però, il percorso si attiva solo se il ritardo viene registrato: le regole di questa guida valgono allo stesso modo.

Le nostre guide sul tema, aggiornate

Fonti ufficiali

il testo del Piano è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 24 agosto 2026 (supplemento ordinario n. 32). I tempi di attesa della tua Regione sono pubblicati nella sezione «Liste di attesa» del sito regionale e della tua ASL, come impone la legge.

Domande frequenti FAQ

Il CUP mi dà una data oltre i tempi della ricetta. Cosa devo fare?

Non accettarla in silenzio. Di’ all’operatore che la data è fuori dai tempi della tua classe di priorità, chiedi di essere iscritto nella lista di tutela e fatti dare il codice. Poi, lo stesso giorno, scrivi all’ASL via PEC.

Entro quanto il CUP mi deve richiamare se mi mette in lista di tutela?

Entro 5 giorni per la classe B, 10 per le visite in classe D, 15 per gli esami in classe D e 20 per la classe P. Per la classe U la lista di tutela non è ammessa: la prestazione va garantita entro 72 ore.

Posso andare dal privato e farmi rimborsare dall’ASL?

Dal 2026 è molto più difficile se non hai prima chiesto la prestazione all’ASL per iscritto: il nuovo Piano esclude il «rimborso a posteriori». Se invece hai scritto, hai il codice della lista di tutela e l’ASL non ti ha dato una data nei tempi, puoi chiedere di essere risarcito. Fatti valutare il caso prima di pagare.

Posso fare la visita in intramoenia pagando solo il ticket?

La legge lo prevede ancora (art. 3, comma 13, d.lgs. 124/1998), ma il nuovo Piano la considera l’ultima soluzione. Va chiesta per iscritto all’ASL prima della visita, nella stessa PEC in cui chiedi la prestazione nei tempi.

Se non disdico una visita devo pagare anche se sono esente?

Sì, se non disdici almeno due giorni lavorativi prima paghi il ticket ordinario. Sei giustificato in caso di ricovero, malattia certificata, lutto di un familiare stretto o incidente. Conserva sempre la conferma di disdetta che il CUP deve rilasciarti.

Il CUP mi dice che le agende sono chiuse. È legale?

No. La chiusura delle agende è vietata senza alcuna eccezione, e le sanzioni sono state raddoppiate. Chiedi che te lo mettano per iscritto e segnalalo nella PEC all’ASL.

Hai una prescrizione ferma o hai già pagato il privato?

Il nuovo Piano ti dà strumenti in più, ma ha anche chiuso una porta a chi si muove senza preparazione. Se stai aspettando una visita o un esame, o se hai già pagato una prestazione privata e vuoi capire se puoi recuperare la spesa, il momento giusto per farsi consigliare è prima del passo successivo.

Su avvocatosalute.it puoi prenotare una chiamata informativa gratuita con un avvocato esperto in diritto alla salute e servizio sanitario nazionale. Senza impegno, per capire se c’è un diritto da far valere e come farlo.

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Avv. Rita Lasagna

Fondatrice di AvvocatoSalute.it e Autrice del libro “Diritto alla Salute”

Esperta in diritto sanitario, diritto alla salute, diritto previdenziale privato e pubblico, e diritto del lavoro (pubblico impiego e diritto sindacale).

Da più di trent’anni sul campo per la difesa dei diritti di cittadini e lavoratori

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