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Rette RSA: errori che fanno perdere una causa legale e come evitarli

Se la retta RSA è a carico del SSN non dipende dalla sola diagnosi (anche in caso di Alzheimer) ma dalla prova che cure sanitarie e assistenza quotidiana erano inscindibili. I giudici chiedono documenti clinici concreti (PTP/PAI, cartella, scale funzionali) che mostrino programmazione, continuità e intensità delle cure. In questo articolo ti mostriamo come evitare gli errori che portano al rigetto (perdere la causa legale) e cosa è accaduto in due casi recenti.

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Malato di alzheimer con invalidità al 100% non paga la retta RSA? Non sempre!

Negli ultimi mesi due importanti sentenze della Corte d’Appello di Milano (n. 2833/2025, pubblicata il 23 ottobre 2025) – Corte d’Appello di Roma (n. 5696/2025, pubblicata l’ 8 ottobre 2025) hanno riaffermato un principio essenziale:

Non basta essere affetti da Alzheimer o da una malattia cronica per ottenere la gratuità della retta RSA.

Perché un ricovero sia a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) occorre dimostrare che le cure sanitarie erano inscindibili dall’assistenza quotidiana, e che questa inscindibilità deriva da un piano terapeutico personalizzato (PTP) o piano assistenziale individuale (PAI) predisposto per quel paziente.

È qui che, troppo spesso, le cause si arenano.

Errori ti fanno perdere la causa legale contro l’RSA e soluzioni per vincere il ricorso.

  • Affidarsi alla sola diagnosi: non prova l’alta integrazione. Serve dimostrare che le cure erano programmabili, continuative e indispensabili.
  • Produrre solo documenti contabili (quote sanitaria/alberghiera): non sono prova clinica. Evita di depositare ricorsi senza PTP/PAI e cartella clinica.
  • PTP/PAI assente o incompleto: senza obiettivi, prestazioni, frequenze e ruoli dell’équipe, l’inscindibilità non è dimostrata.
  • Nessuna valutazione funzionale (es. ADL/BDL): mancano i dati sull’intensità assistenziale.
  • Tempistiche e iter non formalizzati: niente istanze scritte o PEC all’ASL = riepilogo probatorio debole.
  • Perizia medico-legale tardiva: presentarla solo dopo espone a rigetto della causa; è meglio fin dall’atto introduttivo.
  • Dimenticare il contratto RSA e i pagamenti: ostacola la domanda di rimborso in caso di qualificazione sanitaria.

Cosa è successo e cosa hanno detto i giudici.

Milano: la famiglia di una signora con Alzheimer chiede il rimborso delle rette. In giudizio deposita solo carte contabili della RSA (quote “sanitaria”/“alberghiera”), nessun PTP/PAI né estratti di cartella clinica e perde la causa. La Corte conferma il rigetto: senza prova clinica dell’alta integrazione, la retta non è a carico SSN.

⚖️ Sentenza n. 2833/2025 Corte d’Appello di Milano

Il ricorrente chiedeva la restituzione delle rette pagate, sostenendo che la madre, affetta da Alzheimer, avesse diritto alla totale gratuità.
La Corte ha però confermato il rigetto del ricorso: la famiglia aveva prodotto solo documenti contabili della RSA (le classiche tabelle con “quota sanitaria” e “quota alberghiera”), ma nessuna prova clinica del piano terapeutico o del collegamento necessario tra cure e assistenza.

La Corte ha chiarito che non c’è automatismo tra la gravità della malattia e la gratuità della retta: serve una documentazione clinica che dimostri, caso per caso, che l’assistenza era lo strumento per erogare cure sanitarie indispensabili e continuative.

Roma: in primo grado la gratuità era stata ammessa, ma in appello l’amministrazione dimostra che mancava un piano terapeutico personalizzato da cui risultasse l’inscindibilità tra cure e assistenza. La decisione viene ribaltata: senza PTP/PAI la domanda non regge e si perde un’altra causa potenzialmente già vinta.

Vuoi approfondire? Scarica la Sentenza n. 2833/2025 Corte d’Appello di Milano in PDF.


    ⚖️ Sentenza n. 5696/2025 Corte d’Appello di Roma.

    Anche qui si trattava di una persona affetta da Alzheimer. Il Tribunale in primo grado aveva riconosciuto la gratuità, ma la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, accogliendo l’appello dell’amministrazione.
    Il motivo? Mancava la prova del piano terapeutico personalizzato, cioè di quel progetto di cura che renda le prestazioni sanitarie e assistenziali realmente “inscindibili”.

    La Corte ha ricordato che il principio è ormai consolidato dalla Cassazione:

    “Solo quando le prestazioni sanitarie non possono essere eseguite se non congiuntamente all’attività assistenziale, e non è possibile distinguerne i costi, l’intera retta è a carico del SSN.”

    In assenza di questa prova, la domanda è stata respinta, con spese compensate per la complessità della materia.

    Vuoi approfondire? Scarica la Sentenza n. 5696/2025 Corte d’Appello di Roma in PDF.


      Quando la retta RSA è integralmente a carico del SSN?

      Molte famiglie pensano che basti la diagnosi (es: Alzheimer) o il livello di gravità della malattia (es: invalidità al 100%). Ma non è così.

      In realtà, i giudici chiedono una prova clinica precisa e documentata.

      Serve un PTP o PAI redatto dall’équipe multidisciplinare, che dimostri che il paziente riceveva cure sanitarie:

      • programmabili,
      • continuative,
      • non occasionali,
      • impossibili da fornire fuori dalla struttura.

      Solo così si può sostenere che la retta RSA doveva essere integralmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

      Come impostiamo i casi noi di AvvocatoSalute.it

      Proprio per evitare che le cause vengano respinte come in questi due casi, il nostro studio ha messo a punto un percorso medico-legale e legale integrato, preciso ma semplice per la famiglia:

      1️⃣ Pre-valutazione medico-legale specialistica gratuita

      Dopo averci inviato la documentazione medica disponibile (cartella RSA, PTP, referti, terapie, valutazioni UVG, ecc.), il fascicolo viene esaminato dal nostro medico legale di fiducia, specialista in medicina legale e in diritto sanitario.
      Il suo compito è valutare se esistono i presupposti clinici per parlare di prestazione ad elevata integrazione sanitaria.
      È una valutazione preliminare, rapida, che permette di evitare azioni inutili e di concentrare le energie solo sui casi davvero sostenibili.

      2️⃣ Perizia medico-legale completa

      Se la pre-valutazione è positiva e la famiglia intende procedere, viene redatta una perizia medico-legale completa, che diventa parte integrante del ricorso introduttivo.
      Questo documento — fondamentale secondo le Corti — serve per dimostrare fin dall’inizio la natura sanitaria della prestazione e l’inscindibilità tra cura e assistenza.

      3️⃣ Telefonata o videochiamata con il team legale

      Prima di depositare il ricorso, fissiamo una telefonata/videochiamata con l’avvocato per spiegare in modo chiaro la procedura, i tempi e i costi, e rispondere a ogni domanda.
      È un momento di confronto, utile per decidere insieme come procedere in modo consapevole e trasparente.

      Chi chiamiamo in causa e perché

      La nostra azione ha due direzioni complementari:

      1. Contro ASL, USL, ATS, ecc…. (gli enti pubblici responsabili dell’erogazione dei servizi sanitari in un determinato territorio).
        Chiediamo che venga riconosciuto l’obbligo di presa in carico sanitaria delle prestazioni rese, cioè il pagamento della retta a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
      2. Contro la struttura RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale)
        Chiediamo il rimborso delle somme indebitamente versate dai familiari, perché quella prestazione — se qualificata come “ad elevata integrazione sanitaria” — doveva essere interamente coperta dal SSN.
        Per questa parte è essenziale reperire il contratto con la struttura, le fatture e i bonifici effettuati.

      Infine, quando la persona assistita è sottoposta ad amministrazione di sostegno, l’azione viene promossa dall’amministratore, con l’autorizzazione del giudice tutelare.
      Si tratta di un adempimento semplice, ma necessario, che curiamo noi in ogni dettaglio.

      Checklist documentale

      Per impostare correttamente il caso servono:

      • Piano terapeutico personalizzato (PTP/PAI) e valutazioni multidimensionali;
      • Cartella clinica completa (diari, schede terapeutiche, prescrizioni, scale di autonomia, ecc.);
      • Contratto RSA, fatture, ricevute o bonifici;
      • Eventuali provvedimenti ASL di ammissione o autorizzazione al ricovero;
      • Nomina dell’amministratore di sostegno e decreto di autorizzazione (se presente).

      Non occorre avere tutto subito: ti aiutiamo noi a richiedere la documentazione mancante.

      In breve (takeaways):

      • Gratuità solo se c’è alta integrazione sanitaria provata.
      • PTP/PAI è il documento centrale; senza, il caso è fragile.
      • Cartella + scale funzionali dimostrano intensità e continuità delle cure.
      • Formalizza sempre: istanze e PEC migliorano la tracciabilità dell’iter.
      • Perizia all’origine evita ricorsi deboli.

      Tabella riassuntiva

      Cosa chiedono i giudiciChe prova serve per vincere la causa
      Inscindibilità cure-assistenzaPTP/PAI con prestazioni, frequenze, équipe
      Continuità e programmazione delle cureDiari clinici, schede terapeutiche
      Intensità assistenzialeValutazioni multidimensionali
      Copertura SSN e rimborsiAtti ASL + contratto RSA + pagamenti

      FAQ e glossario acronimi

      Cos’è il PTP (Piano Terapeutico Personalizzato)?

      Documento clinico che programma le prestazioni sanitarie necessarie (obiettivi, frequenze, responsabilità, monitoraggio) per quel paziente, redatto dall’équipe. È la base per dimostrare che le cure erano inscindibili dall’assistenza.

      Cos’è il PAI (Piano Assistenziale Individuale)?

      Documento che organizza l’assistenza quotidiana (interventi, tempi, operatori, obiettivi) e si coordina con il PTP quando la componente sanitaria è rilevante.

      PTP e PAI sono la stessa cosa?

      Il PTP è il pilastro sanitario, il PAI è il pilastro assistenziale. Per la gratuità della retta, i giudici guardano se, dai due piani (spesso integrati), emerge che le cure non potevano essere erogate senza l’assistenza prevista, con programmazione e continuità coerenti.

      Cos’è la valutazione UVG 

      La Valutazione UVG è un esame multidisciplinare (geriatra, infermiere, assistente sociale…) rivolto agli anziani con perdita di autonomia. Serve a definire in modo oggettivo i bisogni sanitari e assistenziali e a redigere un piano personalizzato (PTP/PAI) che orienta gli interventi: assistenza domiciliare, centro diurno o inserimento in RSA.

      Conclusione

      Le sentenze di Roma e Milano ci insegnano che senza documentazione clinica e perizia medico-legale seria, le domande vengono respinte.
      Per questo il nostro metodo è fondato su valutazione tecnica preventiva, prova documentale e azione coordinata.
      Solo così si difendono i diritti delle famiglie in modo realistico, efficace e rispettoso del paziente.

      Hai un familiare ricoverato in RSA e vuoi capire se la retta poteva (o può) essere a carico del SSN?

      Prenota la chiamata informativa con AvvocatoSalute.it:

      • analizziamo insieme la tua documentazione,
      • ottieni la pre-valutazione gratuita del nostro medico legale,
      • e, se il caso è fondato, ti accompagniamo passo dopo passo nella procedura.

      Fai valere un tuo diritto previsto dalla legge, ma che – come dimostrano le ultime sentenze – va provato con precisione e metodo.

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