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Ventidue autisti di una società ligure di trasporto pubblico locale si sono rivolti al nostro studio per una questione che riguarda potenzialmente migliaia di conducenti in tutta Italia. Avevano frequentato i corsi obbligatori per il rinnovo della Carta di Qualificazione del Conducente nel 2013 e nel 2019/2020.
Trentacinque ore di corso ogni cinque anni, svolte rigorosamente fuori dall’orario di lavoro, con costi parzialmente o totalmente a loro carico. Un terzo del corso scalato dalle ex festività, le ore dedicate alla formazione mai pagate come straordinario, le serate e i sabati spesi a studiare per mantenere un titolo senza il quale non possono guidare l’autobus.
Quando hanno chiesto conto all’azienda, si sono sentiti rispondere che era tutto regolare, c’era un accordo aziendale, la materia era chiusa.
Lo studio ha contestato questa ricostruzione davanti al Tribunale di Savona. La vicenda richiede un aggiornamento sul suo stato e non viene presentata come una causa già vinta.
Il problema, spiegato senza giri di parole
La Carta di Qualificazione del Conducente è il documento che ti consente di guidare professionalmente autobus, pullman e mezzi pesanti. Senza CQC non puoi salire al volante.
Punto. Ogni cinque anni devi rinnovarla frequentando un corso di formazione periodica di 35 ore, previsto dal decreto legislativo 286 del 2005.
La domanda che molti autisti si fanno è semplice: se questo corso serve a permettermi di lavorare, e senza CQC l’azienda non può adibirmi alla guida, perché lo devo pagare io? E perché le ore di studio non mi vengono riconosciute come tempo di lavoro?
Prima di chiedere un rimborso, ricostruisci costi, ore e documenti del tuo caso.
In pratica, il datore di lavoro che ti impone di rinnovare un titolo abilitativo per poterti tenere alle dipendenze sta beneficiando direttamente di quel rinnovo. Non si tratta di formazione che ti scegli per fare carriera.
È un obbligo legale che il datore traslada su di te per evitare di sostenerne il costo. E secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, questo non si può fare.
Il principio guida è stato fissato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 5747 del 3 marzo 2020: quando un titolo abilitativo risponde all’interesse esclusivo del datore di lavoro, i relativi oneri non possono gravare sul lavoratore. Più recentemente, la Corte d’Appello di Napoli, con la sentenza n. 1279 del 23 marzo 2026, ha riaffermato lo stesso principio per un caso identico al nostro, condannando l’azienda di trasporto pubblico al rimborso del costo del corso e al pagamento delle ore di formazione svolte fuori orario.
Cosa succede se non fai nulla
Se non agisci, ogni cinque anni rimetti di tasca tua almeno duecento-trecento euro per il corso, regali all’azienda 35 ore di tempo libero che potrebbero valere centinaia di euro in straordinario e, soprattutto, accetti come normale una traslazione di oneri che la legge non consente.
Su una carriera di trenta-quaranta anni, parliamo di migliaia di euro persi.
C’è poi un secondo problema, che riguarda molti autisti senza che se ne rendano conto. Le aziende stanno firmando con i sindacati accordi aziendali che, oltre a regolare per il futuro l’organizzazione dei corsi, contengono clausole di “chiusura del pregresso” o “esaurimento di ogni questione economica”: frasi generiche che, secondo l’azienda, varrebbero come rinuncia retroattiva a qualsiasi rivendicazione passata.
Sono clausole che, se non contestate per tempo, possono essere usate come muro davanti alle richieste di rimborso.
La Cassazione, con orientamento costante e da ultimo confermato dall’ordinanza n. 23993 del 2024, ha chiarito che una rinuncia generica e collettiva non può estinguere diritti retributivi già maturati nel patrimonio del singolo lavoratore. Però va contestata.
Se resti inerte, rischi che il tempo lavori contro di te.
Per il quadro normativo sulle rinunce e sulle transazioni, consulta l’articolo 2113 del codice civile. La validità di una clausola e i termini per contestarla vanno valutati sul caso concreto.
Cosa puoi fare concretamente
Il primo passo è raccogliere la documentazione utile a ricostruire il tuo caso:
- Cedolini relativi ai mesi del corso.
- Comunicazioni aziendali e calendario delle lezioni.
- Ricevute di pagamento, se hai sostenuto il costo del corso.
- Comunicazioni su addebiti di ex festività o altri istituti.

Il secondo passo è inviare una diffida formale all’azienda, attraverso un avvocato esperto in diritto del lavoro, chiedendo il rimborso delle spese sostenute e il riconoscimento economico delle ore di formazione. Spesso, di fronte a una pretesa documentata e supportata da giurisprudenza, l’azienda risponde con un rifiuto motivato: a quel punto si valuta il ricorso al Tribunale del Lavoro.
Il terzo passo, se la diffida non porta risultati, è il ricorso ex articolo 414 del codice di procedura civile. Si tratta di un giudizio relativamente rapido nel rito del lavoro, in cui il giudice può ordinare all’azienda di esibire registri presenze, calendari corsi, prospetti interni di ripartizione costi: documenti decisivi per ricostruire esattamente quante ore hai dedicato al corso e con quale trattamento economico.
Una tabella riassuntiva può aiutarti a capire a colpo d’occhio quali diritti hai e quando vale la pena attivarsi.
| Voce | Cosa puoi chiedere | Fonte normativa principale |
|---|---|---|
| Costo del corso CQC | Rimborso integrale se il rinnovo serve esclusivamente al rapporto in essere | Cass. ord. 5747/2020; App. Napoli 1279/2026 |
| Ore di corso fuori orario | Retribuzione come lavoro straordinario, con maggiorazione CCNL | Art. 2108 c.c.; art. 35 CCNL Autoferrotranvieri |
| Ore “sicurezza” non riconosciute | Permessi retribuiti o equivalente economico | Art. 37 d.lgs. 81/2008; art. 35 c. 11 CCNL |
| Ex festività addebitate per il corso | Ripristino in busta paga | Principio di corrispettività della retribuzione |
| Clausole di rinuncia generica | Inopponibilità se non sottoscritte in sede protetta | Art. 2113 c.c.; Cass. ord. 23993/2024 |
Per approfondire il distinto tema della formazione e sicurezza dei lavoratori, leggi la guida sugli obblighi del datore di lavoro in caso di infortunio.
Il caso di Savona: stato da aggiornare
La documentazione di partenza indicava un’udienza di discussione per Novembre 2026.
L’azienda si è difesa sostenendo che il corso CQC non risponde all’interesse esclusivo del datore, perché in teoria l’autista potrebbe usare la qualifica anche per lavorare altrove.
È un argomento debole: la Corte d’Appello di Napoli, nel marzo 2026, lo ha già smontato leggendo correttamente l’articolo 5 del Regio Decreto 148/1931 come vincolo di esclusività, non come libera facoltà del lavoratore. Senza autorizzazione espressa del datore, l’autista del trasporto pubblico locale non può guidare per altri.
Quindi il rinnovo serve solo al rapporto in essere, e il costo deve gravare sull’azienda.
La sentenza CGUE C-909/19 del 28 ottobre 2021 riguarda la formazione professionale imposta dal datore di lavoro. Il periodo di formazione può rientrare nell’orario di lavoro anche quando si svolge fuori dal luogo o dall’orario abituale.
«costituisce orario di lavoro, ai sensi di tale disposizione»
CGUE, C-909/19, punto 49
Attenzione: orario di lavoro e retribuzione sono due questioni distinte.
La direttiva 2003/88 non disciplina in generale la retribuzione. Il trattamento economico delle ore di formazione e l’eventuale maggiorazione richiedono la verifica del diritto nazionale e del contratto applicabile.
Domande frequenti
Lavoro per un’azienda di trasporto pubblico da vent’anni, ho sempre pagato il rinnovo CQC di tasca mia. Posso ancora chiedere il rimborso degli anni passati?
Sì, se sei ancora in servizio. La giurisprudenza riconosce che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Puoi quindi rivendicare gli importi anche per i cicli di rinnovo molto vecchi, purché tu non abbia firmato rinunce individuali in sede protetta.
La mia azienda dice che c’è un accordo aziendale firmato dai sindacati che chiude la questione. Vale davvero?
Gli accordi aziendali possono regolare l’organizzazione futura dei corsi, ma non possono cancellare retroattivamente diritti retributivi già maturati. Una clausola di «rinuncia al pregresso» firmata dalle RSU non equivale a una tua rinuncia personale, e in mancanza di un atto dispositivo individuale in sede protetta resta inopponibile.
Ho frequentato il corso CQC organizzato dall’azienda fuori orario, ma non ho pagato nulla. Ho diritto a qualcosa?
Sì. Anche se non hai sostenuto costi diretti, hai dedicato 35 ore del tuo tempo libero a una formazione obbligatoria nell’interesse dell’azienda. Quelle ore vanno retribuite come tempo di lavoro, in via principale come straordinario, con la maggiorazione prevista dal CCNL applicato.
Quanto posso ottenere indicativamente?
Dipende dal tuo parametro CCNL e dal numero di cicli di rinnovo. A titolo orientativo, per un autista con livello medio del CCNL Autoferrotranvieri, ogni ciclo di rinnovo può valere tra 350 e 900 euro di differenze retributive, più l’eventuale rimborso costi se hai pagato di tasca tua.
Quanto tempo dura un giudizio del genere?
Nel rito del lavoro i tempi sono ragionevolmente contenuti: dalla diffida alla prima udienza passano in genere quattro-sei mesi, e la decisione di primo grado arriva di solito entro un anno o un anno e mezzo dal deposito del ricorso.
Se hai vissuto la stessa situazione
Se sei un autista di trasporto pubblico locale o di autotrasporto e hai pagato di tasca tua il rinnovo della CQC, oppure hai frequentato il corso fuori orario senza vedere riconosciuto il tempo dedicato, potresti avere diritto al rimborso e alle differenze retributive. Su avvocatosalute.it puoi prenotare una chiamata informativa gratuita per una prima valutazione del tuo caso.
Senza impegno, per capire se hai diritto a tutela.
Per conoscere il profilo della professionista a cui è attribuita questa bozza, consulta la pagina dell’Avv. Rita Lasagna.




